Il mio lavoro mi piace. Purtroppo. Per fortuna.

Premessa numero 1: questa è la mia esperienza non è detto che tutte siano così.

Premessa numero 2: il mio lavoro mi piace. Purtroppo. Per fortuna.

Poco tempo fa una mia amica/collega viene da me e con aria da sotterfugio mi dice: “Ho bisogno di parlarti perchè tu hai esperienza”.

Al volo tutta orgogliosa le dico “Certo, ci manca, tutto quello che posso fare lo faccio”.

Un secondo dopo la mia mente si scatena per capire cosa sia quella “esperienza”: lavoro? Ormai sono in Cap da 9 anni. Cucina? Non me la cavo male.  Ammore? Ma si dai tuttosommato. Uomini? Wow, ma forse anche no:-P

Figli. Mamme.

Non ci avevo pensato. A volte faccio fatica a considerarla “esperienza”. E poi mi fa un po’ effetto essere considerata una veterana in materia.

Comunque.

L’esordio è stato: “Mi sono resa conto che le mie priorità sono cambiate”.
Quante volte l’ho sentito dire.
E’ così. Prendiamone atto.
E’ normale. Non lo sarebbe il contrario.
E chi non lo capisce, povero lui.

Ed ecco che dall’alto della mia esperienza vi dico come la penso.

Non è facile. E nello stesso tempo è più facile di quello che sembra.

Ci si deve dividere e ci si deve duplicare.
Si hanno due vite un po’ come Dottor Jakyll e Mr. Hide.

Quando la mattina ti vesti (di corsa e raramente guardandoti allo specchio) da lavoratrice ed esci dalla porta di casa (sperando di aver azzeccato almeno i colori) la tua testa inizia a frullare e pensare nell’ordine a:

  • li ho vestiti, cambiati, nutriti? ok
  • ho preparato tutto quello che serve per l’asilo? ok
  • la casa è sistemata? no ma ormai chissenefrega
  • cosa devo fare quando torno dal lavoro? troppe cose, ci rinuncio
  • cosa cucino stasera? bo
  • e domani? figurati è troppo futuro

Poi arrivi al lavoro e volente o nolente smetti di pensare da mamma e inizi a pensare da lavoratrice finchè arriva l’ora di uscire e te ne vai (di corsa il più delle volte lasciando a metà le cose che stai facendo perchè al limite) e la tua testa inizia a frullare e pensare nell’ordine a:

  • arrivo in tempo a prenderli o rischio di trovarli seduti da soli sul marciapiedi come nei filma americani? si dai, non è mai successo
  • ho mandato la mail? ok
  • ho salvato il documento? ok
  • cosa devo fare domani? bo
  • riunioni? sicuro
  • scadenze? sicuro
  • e se il link puntasse a quella pagina invece che a quell’altra? ma anche no

Il più delle volte per sfruttare al massimo il tuo tempo mentre viaggi ti colleghi in call e cerchi di capire cosa dicono tra il bip del telepass e il rumore della tua yaris a 5000 giri a manetta in autostrada per non arrivare tardi all’asilo che se no te li trovi da soli sul marciapiedi.

Poi arrivi.
Li vedi.
Ti corrono (o gattonano un po’ storti) incontro con un sorriso che ti fa esplodere il cuore e le manine che si allungano più che possono.
E mandi tutto a quel paese perchè niente è più importante e chissenefrega della riunione di domani.

E’ così ragazze [vi piace il termine "ragazze" vero?;-)].

Il più delle volte ci tocca chiedere un part time anche se di questi tempi non è semplice rinunciare a una fetta di stipendio.

In gioco ci sono una serie di cose non per ultima il prendere atto che sei arrivata dove sei arrivata e difficilmente diventerai amministratore delegato con un part time. Questione di priorità.

La sola decisione di chiederlo costa una fatica sovrumana.

E la cosa più difficile non è ottenerlo, ma riuscire a non sentirsi in colpa quando alle 15.30 esci dall’ufficio dopo essere uscito di casa alle 7.15 per arrivare alle 8.30, dopo aver saltato la pausa pranzo per condensare il tutto e fare in 6 ore (in realtà 7) quello che dovresti fare in 8 (in realtà 9 o 10).

Eppure ci sentiamo in colpa. Dobbiamo spesso sorridere alle battutine. Dobbiamo superare il pregiudizio che menoOre=menoMerito.

Parola d’ordine? Fregarsene. Organizzarsi. Fare il proprio dovere al massimo e poi salutiebaci, ho una vita oltre.

A volte ci sembra che non ci considerino.
A volte è vero.
Ma a volte anche no.

E’ questione di testa. Di quello che noi pensiamo di noi stesse.
Se ci mettiamo in mente che è così, è così.

Non valiamo meno degli altri perchè facciamo meno ore e dobbiamo scappare a casa.
O perchè dobbiamo prenderci giorni di ferie quando i nanetti stanno male.

Non valiamo meno, valiamo il doppio.

E siccome un post non è bello senza una foto, ecco i miei capolavori un po’ impastati di muchia:

 

1

Una volta si facevano le 4, le 5, la colazione all’autogrill.
Eccoci invece, tre famiglie, un totale di 5 under 4 che alle 11 preghiamo con le teste penzoloni che arrivi la mezzanotte.
Anche a sto giro, mattina presto e saremo in piedi.

Ma questa volta causa due piccole sveglie umane. E una disumana (no jack, non ho usato apposta l’espressione “non umana”)

E via, il primo  giorno del nuovo anno, tutti sul tappeto, i tequila sunrise lasciano posto a camomilla, succo di frutta, caffè americano.

Buon anno a tutti, che sia magnifico come meritate!

Ricetta per una tradizione

Come in ogni Famiglia Come Tante che si rispetti urge creare tradizioni.

Quando i pischelli crescono dovranno pure ricordarsi di quella noiosa della mamma che ogni anno li costringeva a fare le stesse cose contro voglia.

Da tre anni a questa parte i nostri vicini di casa alla vigilia ricevono la visita dell’Andre torturato con tanto di cappello di babbo Natale che porta in dono un sacchettino zeppo di omini di pan di zenzero colorati.

Se per caso si fa ritardo qualche vicino chiama preoccupato.

L’occorrente?

Stampini di Natale acquistati in Cina a 0.90€ solo per avere l’omino che di solito tento di ritagliare a mano.

Coloranti alimentari adatti anche per tavolo e pavimento della cucina:

Un’assaggiatrice di biscotti ufficiale:

Et voilà il gioco è fatto! Un esercito di omini da fare invidia a Oh Chi Minh:

Release 2.0

Chissà che qualche bug sia stato fixato con la nuova release.

Speriamo piccola grande Vale! Vai e spacca il mondo!!!

Meno male che ci pensano gli altri

Insomma, l’hai fatto tu, l’hai cresciuto tu è per quanto tu ci abbia passato insieme solo 3 anni sei convinto di conoscerlo piuttosto bene.

Tuo figlio, forse perchè qualche gene da te l’ha preso, è uno a cui piace passare il tempo sul divano, a bere camomilla, abbracciato al tigro di winnie the pooh, guardando i bubble guppies. Sostituire camomilla con caffè in tazza grande, i cartoni con CSI:NY e il tigro con l’iPad per ottenere la versione adulta.

A quanto pare non sono l’unico in famiglia ad averlo inquadrato in questa maniera ed ecco quindi che per Natale, complice forse la recente finale di Masterchef, io e la Smarties abbiamo optato per la macchina per la pizza del Didò con relativo schiacciapatate. Tutte cose che puoi usare seduto se non sdraiato.

Per fortuna amici e parenti hanno un’immagine un pochino diversa (chissà, magari anche di me pensano che sia normale…) e così ecco arrivare due regali che proprio non ci aspettavamo: tappeto elastico e monopattino.

Io e Marta ci guardiamo e scuotiamo la testa: zero zerella, non se li fila nemmeno.

E invece ecco che accade l’inaspettato. Il ragazzo comincia a saltapicchiare e scorazzare per la sala. Con che a bocca aperto lo osserviamo e gli facciamo le foto e i filmatini come alla prima recita o se avesse mosso i suoi primi passi.

Bravo Andrea, voto 10. Vai e divertiti. Spaccati se serve. Ma vai dove vuoi tu, non dove vogliamo noi.

Per noi un’altra bella lezione e ancora una volta la conferma che ci insegnano molto di più loro di quanto non facciamo noi.

E voi? Cosa vi hanno insegnato questo natale i vostri piccoli?

Buone feste!