Per chi ha già letto gli altri libri di Fabio Volo, la filosofia che si ritrova in questo è sostanzialmente la stessa: un ragazzo e la sua vita piatta fatta di abitudini, di donne, di avventure apparentemente appaganti, di un lavoro monotono, che improvvisamente viene travolto da qualcosa di insolito, di diverso, che lo porta a rischiare tutto e a compiere una mezza pazzia pur di trovare se stesso e di sentirsi di nuovo vivo.
Bè eppure anche questa volta Fabio Volo è riuscito a farmi ridere e a farmi divorare il libro: sembra di vedere la quarta serie di Lost che gira e rigira racconta sempre le stesse cose, ma che ogni volta ti tiene lì incollato e crea quella dipendenza che non riesce mai a farti dire basta.
In realtà dirò di più: questo penso che sia decisamente il migliore tra tutti i suoi libri, meglio ancora di “E’ una vita che ti aspetto” e “Un posto nel mondo”. Ora che ci penso l’ho detto dopo aver finito tutti i suoi libri, però questa volta ne sono forse un po’ più sicura di tutte le altre.
In metropolitana non riuscivo a staccarmi, camminavo per strada leggendo il libro e ridendo alle battute oppure commuovendomi nei pezzi pseudo-seri. Il suo stile fatto di frasi brevi non denota una particolare abilità linguistica, ma dopotutto non è il genere di persona e di libro che pretende di sfoggiare una dialettica superlativa: sembra raccontare i suoi pensieri nel modo esatto in cui lui li percepisce, come se li buttasse sul foglio in tempo reale mentre li sta costruendo… Insomma tra un romanzo impegnato ed un’opera teatrale ci può stare!!!![]()
by Martis
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