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Un’Afghanistan crudele e sconosciuto visto attraverso gli occhi di Mariam e Laila: due vite così distanti e così diverse, che si ritrovano intrecciate fino a diventare inseparabili e pronte a sacrificarsi l’una per l’altra.
Oltre alla storia che non può che coinvolgere chi legge, quello che più mi ha colpito è stata la capacità di Hosseini di far vedere gli avvenimenti da un punto di vista diverso da quello a cui siamo abituati: se vivessimo anche noi una realtà così torturata dal terrore di perdere la nostra vita o quella di chi amiamo, se anche noi avessimo paura di girare per le strade, di essere visti e riconosciuti e se anche noi fossimo costretti a vivere una vita secondo regole assurde dettate da altri che ci privano di ogni libertà… bè, forse saremmo così esasperati, da accettare di vedere il mondo come degli spettatori dietro ad una finestra… forse ci sentiremmo più tranquilli se protetti da un abito nero lungo fino ai piedi che ci permette di spiare chi sta fuori attraverso una piccola grata sugli occhi, ma che non fa vedere al mondo la nostra disperazione… forse sarebbe un angolo sicuro in cui rifugiarci per non perdere la nostra dignità.
Con questo non voglio dire che è giusto vivere o sopravvivere in questo modo, ma solo che il nostro modo di pensare è fortemente influenzato dalla realtà in cui viviamo: a volte per capire gli altri occorre fare uno sforzo ed immedesimarsi nel loro mondo, indipendentemente che si chiami Afghanistan o che solo sia la casa in fianco alla nostra.
Ultima considerazione, giusto per non rendere troppo serio questo post: ora che ci penso bene anche io ultimamente ho un po’ paura a girare per le strade, e a volte vivo secondo regole assurde che mi privano della mia libertà.. e anche io rischio la vita ogni sera quando rientro a casa dal lavoro… sarà mica il caso di rifletterci un po’ sopra?!?![]()
by Martis
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